In primo piano

 

A quarant’anni

di Nahid Tabatabai

 

La crisi di una quarantenne iraniana che, come tante coetanee occidentali borghesi, rimpiange la gioventù e il primo grande amore, ma soprattutto le realizzazioni mancate nel frastuono della guerra e del nuovo ordine sociale imposto dalla rivoluzione khomeinista.
A quarant’anni descrive minuziosamente la vita di una donna che l’autrice intende proporci come modello di una nuova realtà femminile iraniana: il lavoro in un grande ufficio della capitale, fonte di indipendenza economica, nonché luogo privilegiato di rapporti sociali che possono essere talvolta frustranti o competitivi, ma che costituiscono in ogni caso un’alternativa al cerchio chiuso della rete parentale; una famiglia che si discosta dal modello tradizionale in cui la cura dei figli, del marito, dei genitori, costituisce un ostacolo alla realizzazione professionale anche per le donne della classe media. Alaleh, la protagonista, ha un’unica figlia, alla quale la legano amicizia e complicità, e un marito affettuoso, disponibile, comprensivo, con cui condivide alla pari la gestione del ménage quotidiano e la tempesta di sentimenti provocata dal ritorno di un uomo un tempo amato, proprio nel delicato momento di passaggio all’età matura.
Da un romanzo che si svolge tutto intorno a questo leit-motiv, emerge il quadro di una società in movimento che esploderà appena pochi anni dopo in una richiesta di cambiamento di cui proprio le donne saranno le protagoniste principali.

Da questo romanzo è stato tratto il film di Alireza Raisian, Chehelsaleghi, interpretato da Leyla Hatami, Orso d’Oro a Berlino 2011 come miglior attrice per il film Una separazione.

Osso di maiale e mani di lebbroso

 

Osso di maiale e mani di lebbroso

di Mostafa Mastur

 

Vincitore del premio come miglior romanzo al Festival di Isfahan nel 2005, Osso di maiale e mani di lebbroso è un breve ma denso romanzo di una delle voci più originali della letteratura contemporanea d’Iran.

Utilizzando la scrittura come una macchina da presa, Mostafa Mastur esplora la quotidianità palpitante di un condominio di Tehran, megalopoli metafisica nella quale si coagulano le contraddizioni irrisolte di un’intera società. Decine di appartamenti di un grattacielo ultramoderno, angusti come celle o risplendenti di uno sfarzo desolante come le vite dei proprietari, costituiscono il fondale di uno spettacolo nel quale il lettore si trasforma in spettatore di un mondo in frantumi, in cui le fondamenta di qualsiasi fede stanno crollando.

Porte e finestre si aprono e si chiudono lasciando filtrare tracce di quella sostanza amara che è la vita. Nonostante i continui riferimenti religiosi, i personaggi di Mastur sono in preda ad un’assoluta mancanza di certezze, scaraventati nel caos della vita fino a sfiorare talvolta il baratro della pazzia. Ad ogni pagina, il lettore viene trascinato in un vortice dove Susan, Nowzar, Malul, Bandar e tutti le altre monadi angosciate di questo microcosmo simbolico di un Iran che non riesce a trovare se stesso, si agitano freneticamente alla ricerca della fortuna come una terra promessa o una patria perduta.

Come un uccello in volo

 

Come un uccello in volo

di Fariba Vafi

 

Vincitore in patria del premio Golshiri e del premio Yalda, “Come un uccello in volo” è un romanzo diverso e sorprendente, lontano dai clichés sull’universo femminile mediorientale a cui siamo abituati. L’Iran di oggi rivelato in una minuta quotidianità sconosciuta al lettore occidentale.

Lontano dalla descrizione stereotipata del modello femminile cui la letteratura mainstream sul Medio Oriente ci ha abituato, Come un uccello in volo ci accompagna nel viaggio interiore di una giovane donna alla ricerca della propria identità nell’Iran contemporaneo. Casalinga e madre riluttante, la protagonista – che ha in comune con l’autrice numerosi tratti biografici – si rivela nella sua complessa umanità attraverso la scoperta e la tentata ridefinizione del proprio ruolo di madre, moglie e figlia.

Fossilizzata in una condizione di inerzia alla quale sembra averla condannata il suo passato familiare, essa comincia a prendere coscienza di se stessa nel confronto con un marito instancabilmente inquieto, la cui unica risposta all’insoddisfazione e alle difficoltà del vivere imposte da un Iran mai citato direttamente, eppure così vivido nella sua minuta quotidianità, si cristallizza nel sogno ossessivo dell’emigrazione in Canada. Lo stile asciutto e denso insieme, le immagini di forte impatto, le secche battute miste a una sottile e lieve ironia, riflettono le reticenze della narratrice, la cui auto-rivelazione avviene grazie alla riscoperta di recessi del passato, rimasti intoccati da anni di silenzio, soggezione e sensi di colpa. Emergendo dai luoghi bui della sua infanzia e dalla “gabbia” che i legami affettivi le hanno creato intorno, come un uccello in volo, la protagonista esplorerà gli spazi aperti iniziando a cantare. Come un uccello in volo ha vinto il prestigioso premio Golshiri, assegnato dalla Fondazione Golshiri, la più importante istituzione letteraria dell’Iran contemporaneo, e il premio Yalda, il principale riconoscimento letterario iraniano. Ha inoltre ricevuto numerose menzioni ed è stato più volte ristampato. È stato tradotto in inglese, turco ed italiano. È in via di pubblicazione la traduzione francese.